ANACAM MAGAZINE - n.1 gennaio | marzo 2021
40 P ochi metri quadrati ed un concentrato di an- goscia e claustrofobia. Questi ingredienti fanno di “The Elevator” un thriller psicologico decisa- mente sui generis, a partire dal fatto che il set cinema- tografico scelto per la pellicola sia un ascensore new- yorkese. Scritto a quattro mani da Mauro Graiani e Riccardo Ir- rera, il film è stato diretto da Massimo Coglitore, per la prima volta alle prese con un lungometraggio. Non c’è sangue, niente splatter, insomma per guardarlo non c’è bisogno di mettersi le mani sugli occhi. Tuttavia, attenzione all’intensa suspence: sarà la vera protagonista del film. LA TRAMA New York, Labor Day. La città è pressoché deserta du- rante il weekend lungo di inizio settembre. Jack Tramell, affermato conduttore televisivo di quiz, viene bloccato in ascensore da una donna misteriosa che ha in mente un gioco ben peggiore di quello che solitamente l’uomo pro- pone ai suoi concorrenti. La donna vuole delle risposte da Jack e per ottenerle è di- sposta a tutto. Lo ritiene responsabile di un crimine atroce compiuto in passato, per questo minaccia di torturarlo in ogni modo possibile. Stavolta il quiz preferito di Tramell va in scena a ruoli invertiti: è lui a dover rispondere e in palio non ci sono soldi, ma la sua vita. IL CONTRIBUTO DI ANACAM Presidente Mazzarda, in che modo Anacam ha contri- buito alla realizzazione del film di Massimo Coglitore? Parliamo di qualche anno fa. Fui contattato tramite ami- cizie dalla redazione del film, alla quale proposi di dare il mio contributo come associazione e non come azienda privata. Portai i tecnici della regia e della sceneggiatura su degli ascensori, in particolare su due impianti con funziona- mento duplex. Fu interessante perché fu fatta prima una ricognizione nel locale macchina, dove spiegai a grandi linee quello che accade quando un ascensore si muove o si ferma. Fece- ro molte domande, studiando attentamente ogni com- ponente, ogni suono o rumore che derivava dall’aziona- mento dell’ascensore e immagino da questo poi presero spunto per realizzare alcune scene del film. Entrammo nel vano corsa, guidati dai miei tecnici in possesso di patentino; ne studiarono i suoi componenti, capendo come fare le riprese nel vano stesso per avere l’ef- fetto richiesto dalla sceneggiatura. Poi dal magazzino della Mazzarda Elevatori, fornii loro alcuni componenti, come pulsantiere, funi, parti mecca- niche su cui poi fare delle prove di riprese e capire come realizzare il set. Diedi anche il nominativo di un artigiano e di una azien- da associata Anacam (DMG spa) per poi far realizzare i componenti esattamente come sarebbero serviti sul set. Divertente vedere che, dopo qualche anno, il mio contri- buto sia servito, ma soprattutto che ci sia stato da parte loro anche il ringraziamento nei titoli di coda del film. Come presidente di Anacam Service, che effetto le ha fatto vedere sul grande schermo una pellicola girata quasi interamente in ascensore? Diciamo che la trama del film è molto più incentrata su altri temi e l’ascensore è soltanto il luogo che, per sua con- formazione, amplifica le gesta dei due protagonisti. Gli ascensori sono uno strumento utile e indispensabile al nostro modo di vivere e alla nostra società presente e futura. Ci portano a casa, al lavoro, in massima sicurezza. Mi piacerebbe che una volta gli ascensori fossero prota- gonisti per tutto il bene che fanno. Del resto, come dico sempre, “l’ascensore ci porta a casa”. Esiste forse una cosa migliore di questa? CURIOSITà d i C . C . MIchele mazzarda Presidente di Anacam Service
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