ANACAM MAGAZINE - n. 2 aprile | giugno 2024

ASCENSORE, non ti scordar di me! LE NEUROSCIENZE, PARTENDO DA UN IMPRINTING POSITIVO, POSSONO AIUTARE A PROGETTARE ASCENSORI IN LINEA CON I DIVERSI BISOGNI E LE ASPETTATIVE DELLE PERSONE CONTRIBUENDO ALLA CREAZIONE DI AMBIENTI URBANI INCLUSIVI E ACCOGLIENTI PER TUTTI rebbe delegare al dolore il compito di fissare nella nostra memoria l’esperienza prodotta dal loro utilizzo. Se le emozioni possono essere decisive nel consolidare nella memoria a lungo termine l’incontro con un luogo, noi tutti pensiamo sia meglio viverne di positive, per produrre questo esito. Secondo una consolidata letteratura, infatti, la memoria è sempre associativa. Non si ricorda l’evento in sé, ma la combinazione di parole, immagini, e sensazioni corporee, ovvero emozioni di fondo, oppure anche di tipo più animale, come la paura, o sociali, come la vergogna. Lo spazio che avvolge i nostri corpi è un’estensione, e come tale può produrre emozioni che il nostro sistema sensoriale registra attraverso pelle, ossa, muscoli, occhi e tutta la compagnia dei sensori umani, ed elabora poi nel cervello. Quale sarà, dunque, il ruolo che un ascensore può assumersi nel mettere insieme delle persone all’interno dei suoi piccoli gusci, portandoli velocemente da un punto all’altro di un edificio? Al di là della velocità, forse un involucro così piccolo, ma così importante, potrebbe cercare di mettere tra i suoi obiettivi anche quello di facilitare l’orientamento degli utenti nella navigazione degli immobili. Il senso del luogo è però legato alla memorizzazione dei percorsi e degli eventi che si succedono nello sviluppo dei percorsi. Per facilitare questo esito dovremo produrre un marcatore somatico, in altre parole, fare in modo che quel determinato luogo, ad esempio, un ascensore lì collocato, possa stratificare una memoria del corpo, senza possibilmente produrre ferite, come ricordavo nell’incipit. La tecnologia, una discreta coscienza dei mezzi, e un po’ di attenzione agli utenti, consente anche di immaginare sistemi di trasporto meccanici verticali e orizzontali, in grado di tenere traccia dei luoghi che attraversano, di realizzare delle narrazioni che si inseriscono all’interno – creandone, se mancano – di altre esistenti realizzate dai progettisti degli edifici. Attenzione agli utenti significa comprendere come un approccio universale al progetto dei sistemi di movimento debba estendere il termine disabilità quando si inizia a studiare la loro realizzazione. Non perché persone che soffrono di disabilità motoria non esistano. Al contrario, perché questa deve essere concepita come una diversa modalità di interazione nello spazio. Se studiamo i profili degli utenti reali degli spazi ci rendiamo facilmente conto di quanti modi distinti esistano di usare lo stesso ascensore. Le persone sono diverse per età, per genere, anche per abilità motorie, certo, per diversità sensoriali, per quadri mentali e disturbi del comportamento. Sommando tutte le percentuali appartenenti ad ogni diverso segmento, inevitabilmente, ci chiediamo ‘ma esistono delle persone normali?’. Quali sono i modi ANTONIO Damasio, neuroscienziato californiano di origine portoghese, in un suo libro cruciale, ‘L’errore di Cartesio’, spiega come le emozioni, scuotendo il corpo e tutto il nostro sistema sensoriale, producano un marcatore somatico che aiuta a trattenere le memorie delle esperienze vissute nei luoghi, e a consolidarle nel tempo. Un aneddoto può aiutarci a fare chiarezza, ovvero ad offrire un esempio di questo processo. “Non scorderò facilmente quella porta automatica che proprio non voleva aprirsi. Dovevo raggiungere velocemente la carrozza successiva: quella in cui mi trovavo aveva, infatti, l’uscita bloccata. Carico del mio solito zaino, con borsa a tracolla, mi avvicinai alla porta per volare verso l’uscita. La stazione di Padova era lì, finalmente. Non era finita. Anche la porta interna non voleva saperne, ma avevo fretta e non potevo aspettare. A quel punto, infilo una mano e forzo l’apertura spingendo con forza. Il meccanismo si aziona in un millisecondo trascinando nella tasca del pannello metallico con l’anta anche la mia mano. Un dolore fortissimo. Scendo dal treno, dopo aver estratto le dita dalla fessura. Sul marciapiede della stazione le osservo, tre sono rosse e belle gonfie. Nulla di rotto per fortuna.” Utilizzare sistemi meccanici per spostarsi all’interno di edifici e mezzi di trasporto è un’abitudine ormai molto diffusa. Nessuno di noi, però, vor48 NEUROSCIENZE DI DAVIDE RUZZON*

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