20 certificazioni di Giuseppe Iotti della norma, ovvero in un edificio residenziale di 20 appartamenti, con prevedibile basso traffico, cioè una media di 125 corse al giorno, e con una corsa media su un totale di 10 m è pari a 4,8 m, in un anno si stima che l’ascensore percorra 4,8x125x365 = 219.000 m, e in 25 anni 5,475 km. L’FU sarà quindi 0,047x5,475 = 237,33 tkm. L’impatto ambientale dell’ascensore viene valutato secondo gli standard applicati nelle EPD per ascensori con un certo numero di indicatori, tra i quali, per esempio, i potenziali di riscaldamento globale (GWP) riferiti a vari elementi, tra cui i combustibili fossili. I risultati delle EPD sono rappresentati da alcune tabelle che mostrano i valori per tkm eventualmente anche assoluti) fase per fase, e in totale, di questi indicatori; i valori relativi al consumo di risorse, energetiche e non; alle categorie di rifiuti prodotti, pericolosi e non, e ai flussi di uscita degli stessi. Per l’energia primaria, che si distingue in rinnovabile e non rinnovabile, le fasi largamente prevalenti nei consumi sono quelle di fabbricazione e di utilizzo, e questo vale anche per i materiali, che sono per lo più risorse rinnovabili. L’esaurimento degli elementi inorganici è quello prevalente nell’approvvigionamento di materie prime. Quello degli elementi fossili è importante nella stessa fase, e anche in quella di utilizzo. Si determinano principalmente nella prima fase anche l’acidificazione, come la creazione fotochimica di ozono, e l’eutrofizzazione; esse si presentano anche in quella di utilizzo. Due sono, dunque, le fasi davvero impattanti nella storia dell’ascensore, senza trascurare il trasporto in cantiere, la manutenzione, il trattamento dei rifiuti. A determinare poi la produzione di rifiuti sono ancora la prima fase, in misura minore quella di utilizzo, e lo smantellamento a fine vita. Anche in termini di impronta di carbonio (in kgCO2eq.) le fasi prevalenti sono quelle di produzione e utilizzo: in una EPD relativa all’ascensore già menzionato, si stima che la prima determini i due terzi del totale e la seconda circa il 30%. Contando la fase D, possiamo avere però una certa percentuale di recupero. La percentuale di componenti per il riuso, invece, è generalmente nulla. Le EDP, poi, specificano diversi scenari di fine vita, riferendosi ad esempio alle statistiche Eurostat per l’Europa in generale, o nazionali ove disponibili; un’ipotesi prudenziale (peggiorativa) per il resto del mondo è considerare che tutti i rifiuti finiscano in discarica. La redazione di una EPD, come si è visto, è una procedura piuttosto complessa e costosa, perché coinvolge chi effettua l’LCA con l’utilizzo di piattaforme di dati a monte (quale Ecoinvent), la terza parte che lo verifica, e l’operatore di programma che lo approva e lo pubblica, con un ulteriore costo annuale di mantenimento; inoltre, gruppi diversi di prodotti (per esempio idraulici o elettrici) richiedono necessariamente diverse EPD. Al momento in cui scrivo risultano avere emesso EPD (tutte “dalla culla alla tomba”) grandi aziende ascensoristiche quali Otis, Schindler, Kone, TKE, Mitsubishi, Fujitec e Orona, tutte di MRL elettrici, e in più un’azienda di impianti a vite senza fine, l’inglese Cibes. possibly stage by stage, and in total, of these indicators; the values for resource consumption, energy and non-energy; the categories of waste produced, hazardous and non-hazardous; and the output flows of the same. For primary energy, which is divided into renewable and non-renewable, the largely prevalent phases in consumption are those of manufacture and use, and this also applies to materials, which are mostly renewable resources. The depletion of inorganic elements is prevalent in the supply of raw materials. That of fossil elements is important in the same phase, and also in use phase. Acidification, such as the photochemical creation of ozone, and eutrophication also occur mainly in the first phase; they also occur in the use phase. There are therefore two really impactful phases in the history of the lift, without neglecting transport to the construction site, maintenance, and waste treatment. The first phase, to a lesser extent the use phase, and dismantling at the end of its life still determine the production of waste. Also in terms of carbon footprint (in kgCO2eq.), the prevailing phases are those of production and use: in an EPD for the lift already mentioned, the former is estimated to determine two thirds of the total and the latter about 30%. Considering phase D, however, we can have a certain percentage of recovery. The percentage of components for reuse, on the other hand, is generally zero. EPDs specify different end-of-life scenarios, referring for example to Eurostat statistics for Europe in general, or national statistics where available; a conservative (pejorative) assumption for the rest of the world is to consider that all waste ends up in landfills. The drafting of an EPD, as we have seen, is a rather complex and costly procedure, because it involves the person who carries out the LCA using upstream data platforms (such as Ecoinvent), the third party who verifies it, and the programme operator who approves and publishes it, with an additional annual maintenance cost; moreover, different groups of products (e.g. hydraulic or electrical) necessarily require different EPDs. At the time of writing, large lift companies such as Otis, Schindler, Kone, TKE, Mitsubishi, Fujitec and Orona, all electrical MRLs, plus a company producing screw lifts, Cibes (UK), have issued EPDs (all ‘from cradle to grave’). L’EPD è la dichiarazione ambientale di un prodotto, ovvero un documento volontario con il quale l’azienda rende noto l’impatto ambientale di un prodotto o di un servizio The environmental product declaration, known by the acronym EPD, is a voluntary document with which a company or organisation discloses
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