Auto elettriche, non siamo ancora pronti Nel 2019 la Codebò ha avviato la trasformazione della flotta aziendale con l’acquisizione di alcuni veicoli ibridi ed elettrici, un’esperienza che pone in evidenza le criticità della mobilità elettrica un sistema che sfrutta l’acqua di falda prelevata direttamente a 50 metri nel sottosuolo. Sul retro del capannone, un’area specifica è stata destinata a isola ecologica per la raccolta differenziata dei rifiuti. Sostenibilità, innovazione, rispetto dell’ambiente sono, dunque, al centro della nostra politica aziendale da ben undici anni. In questo arco temporale siamo riusciti a realizzare ogni obiettivo che ci eravamo posti per diventare una green company a tutti gli effetti. Tutti, tranne uno: la mobilità elettrica. Nel 2019 ha avuto inizio l’efficientamento della flotta aziendale con l’acquisto di alcuni veicoli ibridi e del primo veicolo completamente elettrico. Attualmente i veicoli ibridi ed elettrici rappresentano circa il 20% della nostra flotta. Con la prospettiva di una progressiva riconversione di tutto il parco auto con motori elettrici di ultima generazione, all’interno del parcheggio aziendale è stata realizzata una stazione di ricarica per auto elettriche per i collaboratori e i clienti. È stato un progetto visionario, che ha precorso i tempi. Purtroppo, a distanza di qualche anno, questo processo di trasformazione della flotta aziendale si è interrotto. Non siamo tornati indietro ma non ci siamo neppure evoluti a causa di alcuni ostacoli come l’autonomia delle batterie, i tempi di ricarica, la scarsa presenza di colonnine sul territorio e la inadeguatezza delle officine meccaniche. Perseverando, avremmo creato solo degli enormi disagi alla nostra area tecnica. POCHE COLONNINE La nostra è una situazione paradossale, lo ammetto. Abbiamo molte auto elettriche e molte colonnine ma non a sufficienza perché tutti i nostri collaboratori possano ricaricare in azienda. Questo implicherebbe, tra l’altro, che debbano tornare in sede a fine turno mentre per una ottimizzazione delle attività viene loro concesso di rientrare alla propria abitazione con l’auto aziendale, come di prassi nel settore ascensoristico. Non si possono installare Wallbox presso il domicilio dei tecnici perché non è detto che posseggano un riparo per l’auto, né si può fare affidamento sul fatto che abitino tutti in zone fornite di colonnine di ricarica pubbliche. Mancano le infrastrutture; purtroppo è un dato di fatto. E se è difficile per noi che la Codebò “Green” è nata nel 2012 con il recupero di un capannone a rischio abbandono, nella zona più industriale di Torino, a Mirafiori. Si è trattato di un progetto d’innovazione sostenibile che ha portato alla trasformazione dell’edificio esistente per ospitare i nuovi uffici direzionali, amministrativi e operativi oltre che un magazzino ricambi. Di proprietà di una multinazionale danese, era già stato concepito con una grande attenzione agli spazi e al verde. Per il building di 2mila metri quadrati sono stati utilizzati materiali innovativi e rinnovabili. Nel capannone sono state praticate grandi aperture per ospitare ampie vetrate su ogni lato e inondare così gli uffici interni di luce naturale, limitando l’uso di quella artificiale. È stato realizzato un impianto di 200 pannelli fotovoltaici mentre sul tetto dell’avancorpo del capannone è stato creato un orto pensile di ultima generazione, con un sistema d’irrigazione a goccia. Il fronte principale, prima utilizzato come zona di scarico e carico, è stato trasformato in prato, con varie piante e alberi di tiglio. Per irrigare il giardino di 2.500 metri quadrati è stato messo a punto 62 mobilità di Gianluca Codebò
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