It seems a long way off, but let’s do the maths: • 400,000–500,000 lifts to be upgraded; • approximately 1,670 days available until the end of 2029. This means upgrading 300 lifts per day, 7 days a week. Working only from Monday to Friday, that would be over 400 lifts per day. In short, there is no time to waste. WHAT DOES THE FUTURE HOLD? Some latest-generation smartphones, such as iPhones, already offer satellite emergency features. This is an interesting innovation, but it is not applicable to the world of lifts: it requires direct visibility of the sky and only allows text messages to be sent. Furthermore, satellite solutions would not solve key problems such as latency, precise identification of the system (which would require accurate GPS coordinates) and, above all, the bottleneck represented by the management and routing of alarm notifications in large-scale emergency scenarios. WHAT IF A BLACKOUT ALSO AFFECTED MOBILE NETWORKS? This is a possibility, but unlikely. Mobile network base stations are equipped with uninterruptible power supplies and can operate even without mains power. In fact, they are now the go-to infrastructure for emergency communications, a role once entrusted to the traditional telephone network. In critical situations, such as the one that recently occurred in Spain, the real problem is not so much the collapse of mobile networks or remote alarm systems, but rather the congestion of calls to emergency centres, traffic difficulties and the lack of personnel to handle thousands of requests simultaneously. INCREASINGLY FREQUENT BLACKOUTS During the hottest days, local blackouts often occur, which are rarely reported in the national news but result in numerous calls to maintenance technicians to rescue people trapped in lifts. These incidents are likely to increase, due to climate change, growing energy demand, partly driven by the transition to electric mobility, and the instability of some renewable sources. Added to this is the need to upgrade and strengthen the electricity distribution network so that it can meet new demands. Unfortunately, we will have to get used to living with these situations more and more often. NEW TECHNOLOGIES, OLD SOLUTIONS The real problem is that we continue to rely on obsolete solutions. Even today, we rely on analog voice calls and DTMF signals, which have difficulty transmitting over modern digital networks. It’s like trying to put a vinyl record into a CD player and hoping it will work. E l’Italia? Non esiste ancora nessuna roadmap ufficiale, ma il 2029 è considerato un orizzonte realistico per il phase-out delle reti 2G e 3G. Sembra lontano, ma facciamo due conti: • 400.000–500.000 ascensori da aggiornare; • circa 1.670 giorni disponibili fino a fine 2029. Questo significa aggiornare 300 ascensori al giorno, 7 giorni su 7. Lavorando solo dal lunedì al venerdì, sarebbero oltre 400 impianti al giorno. Insomma, non c’è tempo da perdere. COSA CI RISERVA IL FUTURO? Alcuni smartphone di ultima generazione, come gli iPhone, offrono già funzionalità di emergenza via satellite. Si tratta di un’innovazione interessante, ma non applicabile al mondo degli ascensori: richiede infatti visibilità diretta al cielo e consente solo l’invio di messaggi testuali. Inoltre, le soluzioni via satellite non risolverebbero problemi chiave come la latenza, l’identificazione precisa dell’impianto (che richiederebbe coordinate GPS accurate) e, soprattutto, il collo di bottiglia rappresentato dalla gestione e dall’instradamento delle notifiche d’allarme in scenari di emergenza su larga scala. E SE UN BLACKOUT COLPISSE ANCHE LE RETI MOBILI? È un’eventualità possibile, ma poco probabile. Le stazioni base della rete mobile sono infatti dotate di gruppi di continuità e possono operare anche in assenza di alimentazione elettrica. Di fatto, rappresentano oggi l’infrastruttura di riferimento per le comunicazioni di emergenza, un ruolo un tempo affidato alla rete telefonica tradizionale. In situazioni critiche, come quella recentemente verificatasi in Spagna, il vero problema non è tanto il collasso delle reti mobili o dei sistemi di teleallarme, quanto l’intasamento delle chiamate verso i centri di soccorso, le difficoltà di circolazione e la carenza di personale per gestire migliaia di richieste contemporaneamente. BLACKOUT SEMPRE PIÙ FREQUENTI Durante le giornate più calde si verificano spesso blackout locali, poco riportati dalle cronache nazionali, ma che causano numerose chiamate ai manutentori per soccorrere persone rimaste intrappolate negli ascensori. Questi episodi tenderanno ad aumentare, complice il cambiamento climatico, la crescente domanda di energia dovuta anche alla transizione verso la mobilità elettrica, e l’instabilità di alcune fonti rinnovabili. A tutto ciò si aggiunge la necessità di adeguare e potenziare la rete elettrica di distribuzione, affinché sia in grado di rispondere alle nuove esigenze. Purtroppo, dovremo abituarci a convivere sempre più spesso con queste situazioni. NUOVE TECNOLOGIE, VECCHIE SOLUZIONI Il vero problema è che continuiamo ad affidarci a soluzio42 DI STEFANO GALZIGNATO* BLACKOUT
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