raggiunge il piano più vicino e le porte si aprono, consentendo alle persone di uscire in sicurezza. In tutti questi casi, però, non c’è un segnale che certifichi l’uscita della persona, né un’indicazione che l’evento si sia effettivamente risolto. Di conseguenza, il call center continua a gestire come attivo un allarme che in realtà potrebbe essere già rientrato. Un’ evoluzione significativa del servizio potrebbe consistere nella possibilità di interrogare da remoto i quadri degli impianti per ottenere in tempo reale informazioni sullo stato dell’ascensore: se è fermo, se si trova al piano, se le porte sono aperte. In situazioni critiche come un blackout, questo permetterebbe di individuare tempestivamente gli impianti fermi da ore, anche in assenza di segnalazioni dirette, consentendo così interventi più mirati ed efficaci. A questo proposito, auspico la definizione di un protocollo condiviso da parte dei produttori di quadri, che consenta ai vari operatori della filiera dell’assistenza di accedere alle informazioni necessarie senza compromettere la proprietà intellettuale né l’architettura progettuale. I dati sensibili rimarrebbero a esclusivo accesso del progettista, mentre le informazioni sullo stato dell’ascensore potrebbero essere rese disponibili attraverso piattaforme cloud esterne. Un’altra possibile soluzione riguarda l’installazione di sensori di presenza all’interno della cabina. Si tratta di dispositivi semplici, a basso costo e privi di implicazioni per la privacy, poiché non registrano immagini né dati sensibili. Il loro utilizzo potrebbe rivelarsi estremamente utile, soprattutto se si considera che ogni giorno ci troviamo a gestire circa un migliaio di chiamate di emergenza, molte delle quali si rivelano infondate: si tratta di segnalazioni involontarie, utenti già usciti dalla cabina al momento dell’arrivo del tecnico o semplici disturbi elettrici che attivano il combinatore. In questi casi, un sensore di presenza permetterebbe di valutare con maggiore precisione la reale necessità di intervento, riducendo sprechi di tempo e risorse. Sono stati testati anche sensori di pressione posizionati sotto la cabina, ma il settore continua a mostrare una certa resistenza verso queste piccole innovazioni, nonostante la loro semplicità e il potenziale miglioramento operativo che comporterebbero. Ci si potrebbe chiedere se abbia senso dotare i combinatori degli ascensori di un collegamento satellitare, così da garantire l’invio delle chiamate d’emergenza anche in caso di un collasso totale della rete. Anche se tecnicamente possibile, nella pratica si tratta di un investimento sproporzionato rispetto all’utilità, considerato che durante le prime ore di blackout la rete GSM continua a funzionare. Telesan, proprio per la delicatezza del servizio offerto, è stata la prima azienda privata in Italia a certificare la propria continuità operativa nel 2009 secondo la BS 25999-2, evolutasi poi nella ISO 22301. Per garantire un servizio sempre affidabile, eseguiamo test settimanali sui gruppi elettrogeni e, ogni sei mesi, simuliamo un blackout completo per verificare la risposta del sistema in tempo reale. Per noi, quindi, la continuità operativa non è solo un requisito tecnico o una certificazione, ma un impegno quotidiano perché dietro ogni allarme che riceviamo, c’è una persona da raggiungere. E noi dobbiamo essere in grado di fare sempre la nostra parte. * Amministratore delegato di Telesan car reaches the nearest floor and the doors open, allowing people to exit safely. In all these cases, however, there is no signal certifying that the person has exited, nor any indication that the event has actually been resolved. As a result, the call centre continues to treat an alarm as active when in fact it may already have been resolved. A significant evolution of the service could consist of the possibility of remotely querying the system panels to obtain real-time information on the status of the lift: whether it is stopped, whether it is on the floor, whether the doors are open. In critical situations such as a blackout, this would allow systems that have been stopped for hours to be identified promptly, even in the absence of direct reports, thus enabling more targeted and effective interventions. In this regard, I hope that a shared protocol will be defined by control panel manufacturers, allowing the various operators in the service chain to access the necessary information without compromising intellectual property or design architecture. Sensitive data would remain exclusively accessible to the designer, while information on the status of the lift could be made available through external cloud platforms. Another possible solution involves installing presence sensors inside the car. These are simple, low-cost devices with no privacy implications, as they do not record images or sensitive data. Their use could prove extremely useful, especially considering that we handle around a thousand emergency calls every day, many of which turn out to be unfounded: these are unintentional reports, users who have already left the car when the technician arrives, or simple electrical disturbances that activate the dialler. In these cases, a presence sensor would allow for a more accurate assessment of the real need for intervention, reducing wasted time and resources. Pressure sensors positioned under the car have also been tested, but the sector continues to show some resistance to these small innovations, despite their simplicity and the potential operational improvements they would bring. One might wonder whether it makes sense to equip lift diallers with a satellite connection to ensure that emergency calls are sent even in the event of a total network collapse. Although technically possible, in practice this is a disproportionate investment in relation to its usefulness, considering that the GSM network continues to function during the first few hours of a blackout. Due to the sensitive nature of the service it provides, Telesan was the first private company in Italy to certify its business continuity in 2009 according to BS 25999-2, which later evolved into ISO 22301. To ensure a consistently reliable service, we carry out weekly tests on our generators and, every six months, we simulate a complete blackout to check the system’s response in real time. For us, therefore, business continuity is not just a technical requirement or a certification, but a daily commitment because behind every alarm we receive, there is a person to reach. And we must always be able to do our part. * Managing Director of Telesan 46 DI STEFANO MORANDI* BLACKOUT
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