ANACAM MAGAZINE - n. 4 ottobre | dicembre 2025

83 QUOTIDIANO DEGLI ASCENSORI I risultati del questionario parlano chiaro: sicurezza percepita e usabilità sono significativamente più basse nel gruppo delle persone con deficit uditivi. Oltre un terzo (37,28%) evita di prendere l’ascensore da solo e il 21% dichiara di poterlo usare solo se accompagnato. Mentre per l’80% dei normoudenti l’uso dell’ascensore è “molto facile”, tra le persone sorde o ipoacusiche il 31% lo giudica difficile o molto difficile. Il 37,97% dichiara esperienze problematiche, contro il 12,90% del gruppo di controllo. Ma il dato più netto riguarda la comunicazione in emergenza: l’82% delle persone sorde indica questo aspetto come la principale criticità, contro il 2% dei normoudenti. Quasi la metà delle persone sorde si sente insicura o molto insicura in ascensore, contro il 13% dei normoudenti. Molti preferiscono le scale, percepite come più controllabili. La richiesta è inequivocabile: l’81,55% chiede un’interfaccia visiva o testuale con l’operatore, il 94% ritiene fondamentale videochiamata o messaggi di testo. Tra i normoudenti, la chiamata vocale resta sufficiente e solo il 3% prende in considerazione la messaggistica come alternativa. Il 72,72% delle persone sorde preferisce pareti trasparenti (contro il 33,78% dei normoudenti), preferenza che sale al 100% tra gli over 65. Oltre il 54% aumenterebbe l’illuminazione interna. Chi è sordo dalla nascita incontra più difficoltà rispetto a chi ha acquisito la perdita uditiva. I portatori di impianto cocleare si sentono più sicuri (75%) rispetto a chi usa apparecchi acustici (47%) o nessun ausilio (40%) Alla domanda su quali funzionalità aggiungere agli ascensori, il 52% chiede video, display o videochiamate, il 16% migliore comunicazione con l’esterno, l’11% messaggi di testo, poi pareti trasparenti (9%), segnale luminoso (8%) e lingua dei segni (4%). FASE 2 – L’ESPERIMENTO IN CABINA La sperimentazione si è svolta presso il Laboratorio di Psicologia Ambientale dell’Università di Bologna con una cabina fornita dall’azienda associata Anacam NOVA Elevators e pulsanti di Robertelli Arduino. La cabina era statica ma completamente funzionante. Il display era coperto da monitor esterno, telecamera e microfono in cabina per osservare reazioni e comportamenti. Hanno partecipato a questa fase 47 persone (età media 29,5 anni). I partecipanti hanno utilizzato due configurazioni per l’interfaccia a tastiera: in un caso, i pulsanti erano disposti in una matrice 4 × 2; nell’altro caso, i pulsanti erano allineati su una colonna verticale al centro della tastiera. Il layout a matrice ha garantito tempi di reazione più rapidi del 17%. I pulsanti posizionati più in alto sul pannello sono risultati i più rapidi da individuare e premere in entrambe le configurazioni, probabilmente perché più vicini al campo visivo naturale dell’utente, mentre i pulsanti di allarme e di apertura porte – utilizzati raramente nella quotidianità – hanno registrato i tempi di reazione più lenti, segno di una minore familiarità e immediatezza. IL MOMENTO CRITICO: LA SIMULAZIONE DI EMERGENZA La simulazione di emergenza ha messo in luce in modo molto netto i limiti della procedura standard prevista dalla norma EN 81-28. Quando è stato richiesto di premere il pulsante di allarme per almeno tre secondi, solo il 79% dei partecipanti normoudenti è riuscito ad attivare correttamente la chiamata, mentre nel gruppo delle persone sorde e ipoacusiche la percentuale di successo è scesa al 43%. In molti casi i partecipanti hanno premuto il pulsante ripetutamente, fino a 8, 9 e persino 14 volte, senza riuscire ad avviare l’allarme. Un comportamento che gli stessi autori collegano allo stato di ansia e alla convinzione diffusa che “premere più volte” renda l’azione più efficace. A rendere la situazione ancora più critica è il fatto che solo il 57,4% dei normoudenti e appena il 27% delle persone sorde avevano notato l’etichetta con le istruzioni, posizionata sopra il pannello di comando. E anche tra coloro che erano riusciti ad attivare la chiamata, molti non sono stati in grado di comprendere il messaggio vocale o di comunicare con l’operatore. La procedura sperimentale ha messo in luce, senza ambiguità, i limiti del sistema tradizionale. Quando la chiamata di emergenza è stata attivata tramite una doppia pressione di conferma e una comunicazione audio-video con possibilità di messaggi di testo, il tasso di successo è stato del 100% in entrambi i gruppi. Tutti i partecipanti sono riusciti ad avviare la chiamata e a comunicare il proprio nome, senza esitazioni e senza errori. A completare il quadro, diversi partecipanti sordi si sono mostrati riluttanti a entrare nella cabina anche se era ferma, per il timore di rimanere intrappolati senza possibilità di comunicare. Un segnale forte, che conferma come il problema non sia solo tecnico, ma profondamente psicologico. I LIMITI E LE CONCLUSIONI Monitor, sequenze guidate e contesto controllato possono aver influenzato i comportamenti. Ma proprio per questo, se emergono criticità in condizioni protette, nella realtà il rischio è maggiore. Nel complesso, il quadro che emerge è coerente: l’attuale procedura di emergenza non è intuitiva, genera frustrazione e fallisce troppo spesso, soprattutto per le persone sorde. La doppia pressione con comunicazione video–testuale si è dimostrata sempre efficace. Il pulsante di emergenza deve essere unico, evidente, accessibile, con feedback multisensoriale chiaro. Le etichette, se non vengono viste, vanno riprogettate. Gli schermi in cabina, oggi usati per le pubblicità, possono diventare strumenti decisivi di rassicurazione e comunicazione. La nostra vita quotidiana si basa in larga parte sull’ascolto e sulla comunicazione verbale. In emergenza, questo diventa una barriera. Sapere che qualcuno ti vede, ti legge, ti risponde non è un dettaglio tecnico: è sicurezza, dignità, umanità.

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