ANACAM MAGAZINE - n. 1 gennaio | marzo 2026

cabina: per esempio, un edificio di 4 fermate tipicamente avrà una corsa massima intorno ai 9-10 metri. Tuttavia, a meno che le fermate non siano solo due, la corsa media sarà più breve di quella massima, in quanto non tutte le corse porteranno dal piano estremo inferiore a quello estremo superiore e viceversa. Va inoltre tenuto presente che il caso “standard” che descriveremo di seguito potrebbe non corrispondere alla realtà se uno dei piani fosse molto più frequentato degli altri, per esempio nel caso di uno studio medico in un edificio con caratteristiche quasi residenziali. Il lavoro L (energia, in Joule) necessario per movimentare una massa P (in kg) per un dislivello h (in m) è definito dalla formula: L= 9,81 x P x h/ η dove η è il rendimento del sistema. Quando vogliamo calcolare il fabbisogno energetico di un ciclo medio, h sarà la corsa media e P il carico medio. Quest’ultimo non corrisponderà alla portata massima della cabina, perché essa non viaggerà sempre piena, anzi l’esperienza ci dice che spesso viaggerà vuota o con una sola persona, specie negli impianti con manovra universale, molto diffusi in Italia anche in edifici non residenziali, con l’eccezione degli ascensori destinati prevalentemente al trasporto merci, che invece spesso viaggiano pieni. Una tabella della specifica tecnica fornisce una stima della corsa media a partire da h: in un impianto a traffico basso o medio, la corsa media per tre fermate risulta il 67% di quella massima, mentre per più di tre fermate scende al 49%. Per quanto riguarda il carico medio, per portate fino a 400 kg, P è stimato al 12% della portata massima; per quelle superiori ai 400 kg la stima scende all’8%. Nel caso di ascensori prevalentemente per merci, la percentuale stimata è del 25%. Gli ascensori elettrici che la specifica prende in considerazione hanno il contrappeso, bilanciato al 50% della portata massima, quindi al più devono spostarne metà. Però consumano energia in tutte le corse dove il carico non equilibri il contrappeso (in realtà si deve comunque spostare un tratto delle funi e dei cavi pilota e vincere gli attriti). L’ascensore idraulico, nella comune tipologia a taglia inversa, in genere non è contrappesato, quindi in salita deve sollevare tutto il carico (che può essere da nullo a completo), la cabina, il suo supporto e accessori vari, mentre in discesa dissipa l’energia potenziale così accumulata senza consumarne altra. L’ efficienza del sistema dipende da una serie di fattori complessi e, anche per tenere conto delle diverse tecnologie (elettrica contrappesata e idraulica), la formula indicata dalla specifica tecnica in realtà si fa più complessa, per cui è possibile utilizzare una semplificazione che ho suggerito nel mio testo “Ascensori, energia, ambiente” nel capitolo 1.4. In esso vengono illustrati semplici calcoli basati su plausibili modelli di traffico in edifici residenziali, utilizzando poi alcuni dei valori indicati dalla UNI 11300-6 per passare dai calcoli teorici alle stime pratiche. Vi è fornito un esempio di un ascensore elettrico contrappesato al 50%, gearless con inverter e portata di 480 kg, installato in un edificio di 6 piani con corsa massima di 20 m e un possibile modello di traffico tipico di edificio residenziale. In un’ipotesi piuttosto pessimistica il carico medio è pari al 22%, mentre la corsa media, seguendo l’indicazione della specifica tecnica, è di 9,8 m. Tenendo conto del rendimento pure indicato dalla specifica tecnica dell’80%, il fabbisogno energetico di una corsa media è stimato in 2,75 Wh. Anche la specifica tecnica riporta un esempio similare: un ascensore elettrico di portata 480 kg contrappesato al 50%, gearless con inverter, con corsa massima di 17 m. Il fabbisogno energetico per ciclo medio è di circa 5,8 Wh, cioè 2,9 Wh per corsa media; la differenza rispetto al mio esempio sta nel fatto che il carico medio è stimato, come abbiamo visto, in un solo 8% della portata. In un ascensore elettrico ciò è peggiorativo, perché significa che siamo più lontani dal carico bilanciato del 50%. Se l’impianto fosse idraulico con pari caratteristiche, al di là del fatto che per corse di 17 o 20 m non ne consiglierei l’installazione, il fabbisogno energetico per ciclo medio, come vedremo, sarebbe piuttosto superiore. Il decreto non richiede all’ascensorista la stima di un dato, tuttavia, importante: il numero medio di corse dell’impianto, al giorno o all’anno. Questo parametro è, infatti, indispensabile per calcolare il fabbisogno energetico totale e di conseguenza l’indice di prestazione energetica globale dell’edificio richiesto dal decreto. La sua valutazione dovrebbe essere effettuata in collaborazione con il progettista, partendo dalla stima della popolazione prevista e dalla sua distribuzione nell’edificio. ESEMPI DI CALCOLO L’esempio riportato nella UNI/TS 11300-6 suppone che l’ascensore compia 35 cicli completi al giorno, cioè 70 corse medie (25.550 all’anno). In tali condizioni, il fabbisogno energetico in funzionamento è di circa 0,2 kWh al giorno. D’altra parte, il fabbisogno giornaliero in condizione di non funzionamento, nelle ipotesi già illustrate, è di ben 2,27 kWh, perciò, sul totale di 2,47 kWh quello in funzionamento ne rappresenta solo l’8%. Se il traffico non è elevato, la componente fissa è sempre superiore a quella in funzionamento; potrebbe peraltro essere diminuita spegnendo una parte delle apparecchiature dopo un certo tempo di non funzionamento, sempre che ciò non peggiori troppo il livello del servizio a causa dei tempi necessari per la riaccensione. Sulla scorta del metodo utilizzato nel mio libro ho simulato anche il funzionamento di un ascensore idraulico di portata 480 kg, ma con corsa di 12 m, col risultato di un fabbisogno per ciclo medio di 18,5 Wh, che risulta circa 4 volte superiore a quello del similare impianto elettrico appena visto. Se le corse giornaliere fossero le stesse dell’esempio riporta48 NORMATIVA DI GIUSEPPE IOTTI*

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