FIABA Day 2026: incentivi, accessibilità e mobilità verticale al centro del confronto
Si è svolta domenica 4 ottobre a Roma la XXIV edizione del FIABA Day, la Giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche promossa da FIABA ETS in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Oltre ogni ostacolo. Terra e mare per tutti, dal cuore delle città alle onde del mare” è lo slogan scelto per questa edizione.
La manifestazione, insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica, ha ricevuto un ulteriore riconoscimento in occasione dell’Angelus del 4 ottobre, nel corso del quale Papa Leone XIV ha richiamato l’impegno di FIABA nel promuovere l’accessibilità dei luoghi pubblici e una cultura sempre più diffusa dell’inclusione.
Dal FIABA Day 2026 emerge un quadro nel quale ai progressi compiuti si affiancano ritardi ancora significativi: PEBA non attuati, patrimonio edilizio difficilmente accessibile, scarsità di dati aggiornati, difficoltà economiche dei condomìni e norme sulle quali continua a essere necessario intervenire.
Al confronto ha partecipato anche ANACAM, anche quest’anno main partner dell’evento, rappresentata da Giacomo Sbarbaro e Matteo Mazzarda, entrambi componenti del Gruppo Giovani, intervenuti rispettivamente nel panel dedicato alla situazione dopo la cessazione del bonus barriere architettoniche al 75% e in quello sull’importanza della mobilità verticale nei condomìni.
Le istituzioni
Tra i primi interventi istituzionali, il senatore Maurizio Gasparri ha ricordato quanto sia cresciuta negli ultimi decenni la sensibilità nei confronti dell’accessibilità e dell’eliminazione delle barriere architettoniche, sottolineando al tempo stesso quanto resti ancora da fare. Ha inoltre posto l’accento sulla formazione dei futuri tecnici, perché geometri e ingegneri siano preparati a progettare città, territori ed edifici considerando l’accessibilità fin dall’origine.
Il senatore Marco Scurria ha richiamato il ruolo svolto dalle associazioni e dal terzo settore nel cambiamento culturale avvenuto nel Paese, ricordando però le difficoltà che ancora oggi si incontrano nella vita quotidiana, dai trasporti alle strutture turistiche.
Per il senatore Filippo Sensi, l’accessibilità riguarda direttamente libertà, diritto, democrazia e partecipazione. Dal suo intervento è arrivata anche la proposta di lavorare in modo bipartisan per rifinanziare gli strumenti destinati all’accessibilità e all’eliminazione delle barriere architettoniche.
Il presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, Maurizio Borgo, ha invece richiamato l’attenzione sulle criticità ancora esistenti. L’Autorità, operativa da meno di due anni, ha già ricevuto migliaia di segnalazioni e molti Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche continuano a rimanere sulla carta senza trovare concreta attuazione.
Nel pomeriggio è intervenuta anche Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità, che ha indicato nell’accessibilità universale il presupposto delle politiche rivolte alla persona, dall’abitare autonomo al lavoro, dalla formazione alla possibilità di fruire del tempo libero, della cultura e dello sport. Ha inoltre richiamato la necessità di una responsabilità condivisa tra istituzioni, terzo settore e imprese per intervenire non soltanto sulle barriere architettoniche, ma anche su quelle culturali e mentali.
PEBA: il problema è passare dalla pianificazione all’attuazione
Proprio i PEBA sono stati uno dei temi centrali della giornata. Il presidente di FIABA Stefano Maiandi ha ricordato che, su circa ottomila comuni italiani, soltanto una parte ha avviato la redazione di un Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche e ha illustrato il percorso dei “Mini PEBA”, pensato per affiancare alla pianificazione una concreta realizzazione degli interventi.
Critica la situazione di Roma descritta dalla consigliera capitolina Rachele Mussolini. A seguito di un’interrogazione sullo stato di attuazione dei PEBA è emerso che, dopo i solleciti effettuati dal Dipartimento competente, nove dei quindici Municipi non avevano ancora fornito riscontro. Alle difficoltà economiche e tecniche si aggiungono dunque problemi di coordinamento, tempi burocratici e assenza di cronoprogrammi vincolanti.
Il geometra Paolo Nicolosi, già responsabile accessibilità del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, ha allargato l’analisi al quadro nazionale, richiamando un monitoraggio del 2026 secondo il quale, tra i 118 principali comuni considerati con esclusione di Roma, soltanto 43 avrebbero un piano attuato. Considerando complessivamente i circa ottomila comuni italiani, la percentuale di quelli dotati di PEBA sarebbe intorno al 15%.
Il punto fondamentale, ha sottolineato Nicolosi, è però evitare che il PEBA venga considerato un semplice censimento: deve diventare uno strumento di programmazione e, soprattutto, essere attuato. Tra gli ostacoli individuati figurano la frammentazione normativa e amministrativa, l’assenza di procedure omogenee e di un sistema nazionale di monitoraggio, la scarsità di risorse e le difficoltà tecniche incontrate soprattutto dai piccoli comuni.
Sul ruolo delle professioni tecniche si è soffermato Alfredo Simonetti, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, ricordando anche che la disabilità non coincide esclusivamente con la persona in carrozzina e può essere temporanea. L’accessibilità riguarda quindi potenzialmente ciascuno e deve entrare nella cultura stessa della progettazione.
Dopo il bonus 75%: crollata la domanda di nuovi impianti
Uno dei momenti di maggiore interesse è stato il panel dedicato alla situazione delle barriere architettoniche dopo la cessazione del bonus 75%.
Per ANACAM è intervenuto Giacomo Sbarbaro, che ha descritto in termini molto netti ciò che è avvenuto dopo la fine dell’agevolazione e l’esaurimento dei cantieri avviati sulla sua spinta.
“C’è stato un crollo drastico della richiesta di installazione di nuovi impianti”, ha spiegato Sbarbaro, precisando che la flessione ha riguardato sia i condomìni sia le abitazioni private e ha interessato ascensori, piattaforme elevatrici e servoscala.
Le aziende del comparto associate ad ANACAM, ha aggiunto, non hanno subito il contraccolpo con la stessa intensità perché, terminata la fase dei bonus, è stato possibile recuperare una parte delle manutenzioni straordinarie che erano state messe da parte durante il periodo del Bonus 75% e, prima ancora, del Superbonus.
Sbarbaro ha poi posto l’attenzione sulla molteplicità delle barriere presenti negli edifici. Non si tratta soltanto di poter raggiungere con un ascensore un piano superiore: in molti condomìni, soprattutto nei centri storici, anche una luce di apertura della cabina particolarmente ridotta può costituire un ostacolo e un intervento su quell’elemento può già migliorare sensibilmente la fruibilità dell’impianto.
Sul fronte degli incentivi, Sbarbaro ha dichiarato che le attuali detrazioni del 50% e del 36% non sono sufficienti per superare “l’inerzia economica e finanziaria” presente nei condomìni e sbloccare gli interventi.
Per ANACAM sarebbe auspicabile un ritorno al 75%. In alternativa, si potrebbe aumentare l’aliquota detraibile e contemporaneamente ridurre il periodo di recupero dell’agevolazione, ad esempio da dieci a cinque anni, così da assicurare un beneficio più immediato alla persona che ha bisogno dell’intervento.
La prospettiva indicata dall’Associazione va però oltre un nuovo incentivo temporaneo.
«Come ANACAM ci si auspica un segno di civiltà più grande», ha affermato Sbarbaro, indicando come obiettivo la possibilità di rendere permanente l’agevolazione, anche attraverso un apposito disegno di legge.
Una misura strutturale eliminerebbe le scadenze e il conseguente concentrarsi degli interventi negli ultimi mesi disponibili. Secondo Sbarbaro, infatti, l’accumulo di lavorazioni e la necessità di operare in tempi troppo stretti possono aumentare anche il rischio di un abbassamento della qualità. Una condizione stabile consentirebbe invece una programmazione più distesa, con benefici anche qualitativi.
Servono dati aggiornati sull’accessibilità degli edifici
La mobilità verticale è tornata protagonista nel panel dedicato a “L’importanza della mobilità verticale nei nostri condomìni: proposte e soluzioni”.
Per ANACAM è intervenuto Matteo Mazzarda, che ha sottolineato il problema della scarsità di statistiche aggiornate e affidabili sul livello di accessibilità degli edifici residenziali italiani.
Mazzarda ha osservato che, nonostante il Bonus barriere architettoniche al 75% sia terminato nel 2025, non sono ancora stati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze i dati riepilogativi della misura. “Siamo certi – ha detto Mazzarda – che, se fosse possibile visionare questi dati, emergerebbe l’impatto trascurabile che il bonus barriere architettoniche al 75% ha avuto sulle finanze pubbliche italiane, soprattutto se confrontato con misure come il superbonus o il bonus facciate, a fronte di un reale vantaggio per le persone con mobilità ridotta”.
Per delineare almeno le dimensioni del patrimonio edilizio da rendere accessibile, Mazzarda ha fatto quindi riferimento ai dati del Censimento generale Istat 2011, precisando lui stesso che si tratta di informazioni ormai datate.
Nel 2011, ha ricordato, in Italia risultavano 12,2 milioni di edifici residenziali. Circa il 10%, pari a 1,2 milioni, era costituito da edifici con quattro o più piani fuori terra; tra questi, secondo i dati richiamati nell’intervento, soltanto il 31%, meno di uno su tre, disponeva di un ascensore.
Non essendo ancora disponibili i dati complessivi relativi alle installazioni effettuate durante il periodo del Bonus 75%, non è possibile quantificare con precisione quanto questo quadro sia cambiato.
Il messaggio conclusivo di Mazzarda è stato tuttavia molto chiaro:
«Sicuramente c’è ancora molta strada da fare. Senza agevolazioni adeguate milioni di persone continueranno a vivere in edifici inaccessibili e, per le più sfortunate di loro, in una condizione di prigionia in casa propria».
Il tema della mobilità verticale viene così ricondotto direttamente all’autonomia della persona: la disponibilità di un ascensore o di un’altra soluzione in grado di superare i dislivelli può determinare concretamente la possibilità di uscire dalla propria abitazione e partecipare alla vita sociale.
È possibile ascoltare gli interventi di Giacomo Sbarbaro e Matteo Mazzarda rispettivamente ai minuti 2:13:36 e 2:34:10 della diretta streaming sul canale YouTube di FIABA ETS.
Tecnologia, ammodernamento e prevenzione dei fermi
Il panel è proseguito affrontando il problema degli edifici esistenti, spesso costruiti decenni fa senza criteri di accessibilità e non sempre compatibili con l’installazione di un ascensore tradizionale.
Tra le soluzioni indicate sono emersi l’ammodernamento parziale degli impianti, l’impiego della tecnologia digitale e della manutenzione predittiva per prevenire i fermi e l’utilizzo, nelle situazioni in cui un ascensore convenzionale non può essere installato, di servoscala, poltroncine, piattaforme e home lift.
Un ascensore fermo, è stato sottolineato, non produce infatti le stesse conseguenze per tutti: per una persona anziana o con disabilità può rappresentare un vero impedimento alla possibilità di uscire o rientrare nella propria abitazione.
Maiandi: fare sistema per migliorare la qualità della vita nei condomìni
A chiudere il panel è stato Stefano Maiandi, che ha richiamato direttamente il ruolo delle associazioni e degli operatori del settore.
Maiandi ha invitato le realtà presenti a trasformare la loro capacità di rappresentanza in uno strumento concreto per il miglioramento della qualità della vita all’interno dei condomìni, richiamando espressamente anche gli associati ANACAM.
“Come forme associative scriviamo insieme un qualcosa di utile che vada a tutela delle persone più fragili affinché all’interno dei nostri condomìni ci sia finalmente quell’indipendenza e quella fruibilità che ad oggi purtroppo non abbiamo”.
Un invito, quindi, a mettere insieme competenze tecniche, rappresentanza associativa e conoscenza delle esigenze reali delle persone per costruire proposte condivise da portare alle istituzioni.
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